Glorioso Rimpatrio

Ieri sera sono stato folgorato dallo spettacolo teatrale di alcuni giovani valdesi che hanno portato a Chiomonte, nella chiesa parrocchiale, il racconto del Glorioso Rimpatrio, fatto storico non così approfondito ma pieno di storia, specie delle nostre valli.

Le Pasque Piemontesi del 1655 videro una sanguinosa repressione perpetrata dal Duca Carlo Emanuele II, su approvazione di Papa Alessandro VII, con il chiaro scopo di sterminare la popolazione di credo valdese.

I Valdesi trovarono riparo a Ginevra, sotto l’ala protettrice della comunità protestante; ma quando nel 1689 Guglielmo III D’Orange salì al trono d’Inghilterra, ricostituendo il Fronte Antifrancese, ecco che Herni Arnaud vide l’occasione giusta per ricondurre la sua comunità nelle terre natie.

Circa 300 uomini lasciarono le loro donne nella Svizzera, e capeggiati dal pastore condottiero Arnaud, intrapresero il glorioso cammino, inseguiti dalle truppe del Duca e incontrando resistenza da parte della popolazione di quasi ogni villaggio.

Forse spaventati da allarmismi e pregiudizi, con una forte analogia ai nostri tempi, anche i contadini e gli abitanti dei vari comuni presero le armi o quei pochi ferri che avevano per respingere Arnaud, facendo sentire, di fatto non uomini ma esuli genti con la quale convivevano fino a qualche anno prima.

In 14 giorni sono scesi in Piemonte, hanno evitato l’annientamento da parte delle truppe sabaude a Giaglione di Susa, risaliti per il sentiero “Tiraculo”, superato le “Grange della Valle” e, dopo la cima i “4 denti” di Chiomonte, hanno sconfitto i francesi a Salbentrand, mettendo in fuga la guarnigione che controllava il ponte, sbucando all’improvviso dalla nebbia mattutina.

Ripreso possesso delle valli, i valdesi si impegnarono, nel prato di Sibaud di Bobbio Pellice, a mantenere fra loro unione e solidarietà fin quando nel 1848 arrivò la loro effettiva e piena libertà, riconosciuta anche nello Statuto Albertino.


Ho scelto di condividere questo racconto con Voi non tanto per il mero fatto storico ma per il valore che si porta con sé e l’enorme significato – ossia la libertà di fede e la convivenza civile – che oggi diamo per scontato, ma che 300 anni fa non lo era affatto.


Le montagne e i sentieri che ho citato sono le mie montagne, quelle che scalo con amici o discendo in bici godendo spesso della velocità e non della storia.


Sì, certo, sapevo della storia dei valdesi, quel poco che si impara sui libri di storia, ma mai avrei pensato che le stesse strade che oggi sono per noi sinonimo di relax, sport ed escursioni, tempo fa siano state teatro di morte, guerre spesso fra poco più di contadini, di stesso sangue ma fede diversa, oltretutto sempre cristiani.


Eclatante il fatto, comune ad ogni guerra di religione, che da ogni parte, ogni comandante, soldato o contadino commette lo stesso errore, la stessa bestemmia. “Dio è con noi”, frase semplice che ben aiuta a giustificare ogni guerra e ogni male persino su persone innocenti, ma con la solo sfortuna di essere in territorio nemico.

Ieri sera i ragazzi valdesi recitavano in una chiesa cattolica, e le comunità si sono unite e ben collaborano in sinergia…e così, dopo 300 anni, abbiamo forse capito che Dio non ha bisogno di soldati, ma di discepoli.

Ringrazio i giovani della chiesa valdese di Pinerolo per aver ricercato fonti esatte e aver messo in scena un reale fatto storico e il nostro caro Don Gianluca Popolla per aver reso possibile questa iniziativa culturale.

Pierfrancesco Bianca

Una replica a “Glorioso Rimpatrio”

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