Sulla mobilità sharing Torino ha dimostrato di essere all’avanguardia e di potersi confrontare, in termini di servizi, con le altre città Europee. In particolare con il servizio di car sharing elettrico Blue Torino, chiamato da molti più semplicemente Blue Car. Piccole ma veloci e agilissime auto, distinguibili dalla forma particolare e dalle colonnine (stalli di ricarica) diffusi sul territorio con parcheggi riservati.
Concetto giusto per la mobilità elettrica in città; non servono tanti cavalli o optional di lusso, ma giusto quella ripresa scattante per muoversi bene in città, offrendo un servizio efficiente a prezzi più che contenuti.
E’ da considerare che questo servizio costava, come costo al minuto, circa la metà di quanto costa oggi un monopattino delle società sharing. Lascio ai “posteri l’ardua sentenza”.
Tuttavia, bisogna tener conto che la società è fallita, lasciando inutilizzate le centinaia di stalli con colonnine sparsi su tutto il territorio torinese. Onor del vero gli stalli sono formalmente acquistati da Leasys-Go, partner di FCA, società che però ha adottato un differente sistema di ricarica, e le nuove auto (le bellissime 500 elettriche) non necessitano più della colonnina per il parcheggio in quanto si è preferita la filosofia del flusso libero.
Sappiamo bene quanto il parcheggio a Torino sia sempre più prezioso e difficile da trovare, specie nelle zone centrale i o più frequentate, in cui oltretutto si è registrato un forte aumento di dehors (e quindi meno parcheggi) con gli attuali permessi per fronteggiare la pandemia.
Su questo punto si potrebbero fare tantissime conclusioni, ma la speranza è quella che si ritorni alla normalità e, più in generale, si esca dalla pandemia.
La mia proposta:
Un’idea base potrebbe essere quella di restituire i parcheggi ai residenti; ma sarebbe – a mio avviso – un passo indietro e un pessimo messaggio rivolto ad una generazione sempre più green.
Prendendo spunto dall’area sotto casa mia, con ben 5 parcheggi riservati al servizio, ma mai utilizzati dallo stesso, la mia idea è quella di sfruttare al meglio queste aree, garantendo:
- Più posti per i residenti (circa 200 in più).
- Continuità del servizio con posti riservati al car sharing elettrico.
- Un’ area dedicata al parcheggio di biciclette o monopattini, magari con del verde.
Da sinistra, i posti per auto privata, in mezzo l’area “green” per posti riservati alla mobilità sostenibile e verde pubblico, a destra la continuazione del servizio e della ricarica della auto elettriche del servizio sharing stesso.
Conclusioni:
Prendendo appunto spunto dall’area sotto casa, la mia proposta è quella di estendere questa configurazione a tutti gli stalli del territorio, che sono circa un centinaio.
La società che fisicamente detiene gli spazi sarebbe ben motivata nel cedere al comune gli stalli, dal momento che non sono utilizzati e, quindi, andrebbe ad evitare tutta quella serie di costi relativa all’occupazione di suolo pubblico.
In questo modo si restituisce ai residenti una possibilità in più di parcheggio, si garantisce comunque una continuità al servizio sharing delle auto con ricarica elettrica e, infine, un’area in cui parcheggiare in sicurezza biciclette e monopattini.
Lo scopo di quest’ultima area è sia quello di offrire la possibilità di ricarica elettrica anche ai mezzi a due ruote relativi alla mobilità dolce, quali bici a pedalata assistita e monopattini, ma anche quello di combattere il parcheggio selvaggio di questi ultimi, sempre più un intralcio nei marciapiedi.
Su questo argomento, ossia la malasosta dei monopattini, voglio esprimere il mio forte dissenso, garantendo il mio impegno per combattere il fenomeno.
Non è giusto che l’inciviltà di pochi crei disagi alla collettività. Oltretutto va considerato che, se per molti è solo un disturbo, per alcuni è fisicamente un ostacolo, un impedimento che blocca il passaggio e che può anche costringere a lunghe deviazioni.
Mi rivolgo nello specifico alle carrozzine, quando un disabile si trova la strada sbarrata e deve fare un percorso ad ostacoli anche per fare pochi metri, ma anche ad anziani, persone ipovedenti o semplicemente genitori con il passeggino, i quali devono comunque deviare sulla strada con tutti i rischi per la sicurezza.
