Da alcuni giorni si legge della volontà di far controllare le nostre zone all’Esercito, in un’operazione simile, se non del tutto identica, a “Strade Sicure” voluta dal governo Berlusconi IV, qualche anno fa.
Il fine, il contrasto alla criminalità è – indubbiamente – nobile quanto sacrosanto per la sicurezza collettiva, ma urgono alcune riflessioni.
Le nostre zone sono afflitte da episodi di microcriminalità, quali risse letteralmente di qualche secondo con lancio di bottiglie e fuga immediata anche senza l’arrivo di una pattuglia, spaccio di modestissime quantità e piccoli, ma sempre più copiosi, danni all’arredo urbano.
Si crea, così, una costellazione di piccoli atti vandalici più che di crimini veri e propri, i quali rimangono, però, impuniti dalla legge, essendo per lo più perpetrati da minorenni; atti stupidi che non comportano altro che danni all’ambiente e alla percezione del concetto stesso di sicurezza.
I marciapiedi e alcuni giardini sono pieni di cocci di bottiglia, pericolosissimi per i bambini che ancora giocano all’aria aperta e per i cani, con tutto il rischio di tagli o infezioni che ne consegue.
La prima riflessione è sull’orario; i pattuglioni misti esercito e carabinieri alle 8 del mattino sono semplicemente inutili dal momento che, i “signorini” che causano i problemi non sanno “neanche che cosa siano le 8 del mattino”, quindi una prima proposta potrebbe essere far pattugliare ad ore serali, per esempio dalle 16 del pomeriggio in poi e soprattutto verso sera.
Basta?
No, la presenza delle FFOO è solo il tassello più esposto di un grosso mosaico, rappresentante i problemi di queste zone per troppi anni dimenticate dalle istituzioni.
L’esercito, ancor più delle FFOO, ha le mani legate, specie se si pensa al modus operandi della giustizia, ma non si può neanche chiedere chissà quale pena a fronte di reati minimi, sebbene iterati.
L’arma più forte è, ancora una volta, l’istruzione, dobbiamo investire in civiltà, far capire a questi soggetti che il loro comportamento è, senza mezzi termini, schifoso e deplorevole in primis per loro stessi.
Le mie proposte, a parte un orario più consono per i passaggi delle pattuglie, sono:
1) Piccoli ma mirati progetti nelle zone in questione, come i giardini Alimonda o il Lungo Dora. L’obbiettivo è far partecipare tutti in maniera attiva, in modo che si sentano coinvolti nell’ambiente in cui, in modo o nell’altro, convivono anche loro.
2) Illuminazione led (luce bianca) o comunque una maggiore illuminazione delle strade. Si è visto, infatti, in maniera empirica che i piccoli episodi di microcriminalità sono scoraggiati dove le aree sono più illuminate, meglio se con la presenza di telecamere.
3) Modello “Broken Windows“; teoria, secondo la quale, il contrasto ai piccoli reati come gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, lo spaccio e la sosta selvaggia contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi.
4) Controllo bici rubate. Mi chiedo come sia possibile che le uniche To-Bike in circolazione siano in zona giardinetti Alimonda. Restituiamo i beni pubblici di alcuni servizi bike sharing alla città.
5) Pene per chi sbaglia. Serve che ogni singola persona faccia pressing sulle istituzioni affinché si enfatizzi ulteriormente il problema. Si parla di microcriminalità, ma ci sono già state aggressioni a pubblici ufficiali e tentativi di reati gravi, come rapine e addirittura tentati stupri. Gravità simili non possono rimanere impunite.
6) Rispetto norme Anti-Covid per tutti. In alcune zone di Aurora e Barriera sembra che il Covid non sia mai esistito. Assembramenti fuori e dentro i negozi, mascherine inesistenti e norme igieniche assenti. Perché le restrizioni devono valere solo per chi è onesto?
7) Insistere sul danno ambientale. L’accumulo di plastiche, cartacce e cocci di bottiglia sono un insulto all’ambiente, tema che dovrebbe essere a cuore proprio delle nuove generazioni.
8) Iniziative. Lo spazio non si toglie alla criminalità con i soli metodi repressivi, serve che il quartiere, inteso come unione di persone per bene, si riappropri degli spazi anche l’aiuto delle istituzioni. Il mio impegno fare è quello di organizzazione mostre, spettacoli di teatro all’aperto, cinema, sport, manifestazioni o anche solo corner per discutere di attualità.
Io per la mia città ci sono e voglio essere parte attiva, costruiamo.
Dott. Pierfrancesco Bianca
