Una delle regioni notoriamente più fredde al mondo, la Siberia, sta letteralmente bruciando sotto gli occhi di un governo russo così lento nel reagire al punto da sembrare quasi disinteressato.
Sono e stanno andando in fumo 6 milioni di ettari, dato numerico che può dir poco a prima vista; ma se si tiene conto che l’area è tranquillamente come diverse regioni italiane, allora si attribuisce la giusta gravità alla situazione, specie se si prendono in considerazione anche le conseguenze catastrofiche sulla fauna.
Ma da cosa sono scaturite queste fiamme?
L’incendio viene alimentato in buona parte dalla torba sotto al terreno, presente in grande quantità, che normalmente dovrebbe essere intrisa d’acqua. Il problema sta nell’effetto domino che si va a creare, visto che la torba è anche ricca di carbone, quindi bruciando immette grandi quantità di CO2, portando in atmosfera un’elevata dose di calore, la quale aggrava ulteriormente la situazione a livello di emissioni nocive.
Certo qui nessuno pecca di ingenuità da pensare che le cause siano soltanto naturali; si investiga, infatti, sulle così denominate “mafie del legname” che disboscano illegalmente e, per coprire le tracce, bruciano gli ettari interessati.
L’effetto domino lo si raggiunge con una legge che vige nelle zone interessate dall’incendio, secondo la quale “L’AMMINISTRAZIONE LOCALE PUÒ DECIDERE DI NON SPEGNERE L’INCENDIO SE NON CI SONO MINACCE PER I CENTRI URBANI“, in pratica se la spesa -secondo loro- è superiore al danno, si decide di non intervenire e aspettare che si estingua col solo corso naturale. Follia.
Ho scelto di scrivere questo mio primo articolo proprio per sottolineare quanto, nonostante i proclami sulla sensibilità ambientale, in effetti, manchi ancora molto specie nelle azioni concrete, e nella reale volontà di mettersi in gioco, non solo a parole, per il nostro pianeta.
Vi allego alcune foto, che anticipo essere forti, ma ben delineano quanto sia grave quello che sta avvenendo in Siberia, nell’indifferenza generale senza pensare alla conseguenze che non sono solo quelle locali sulla fauna e sulla flora.
E’ facile prevedere, infatti, come l’ombra calda di questi fumi, data la vicinanza geografica, faccia aumentare in maniera esponenziale la temperatura dell’Artico e della Groenlandia, causando lo scioglimento di migliaia, se non milioni, di metri cubi di ghiaccio, in un’estate già sufficientemente calda.
Sono immagini terribili che, oltretutto, giungono in sordina senza l’adeguata copertura mediatica, a cui, però, dovremmo abituarci sempre più se non cambia qualcosa nella considerazione che noi per primi abbiamo di “ambiente” e di “pianeta”.
Un caro saluto, Pierfrancesco Bianca





